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Salina

SALINA

Salina è, per estensione (26,8 Kmâ‚‚), la seconda isola dell'Arcipelago, dopo Lipari.

L'antico nome greco dell'isola era Didyme, che significa “doppio”, “gemello”, attribuitole in virtù della conformazione, che da lontano la fa apparire doppia isola, per i due alti monti che in essa s'innalzano accostati: la Fossa delle Felci e il Monte dei Porri.

Il nome attuale le deriva, invece, dalla “salina” che si trovava sulla punta di Lingua, frazione di Santa Marina, ormai in disuso, di cui dà ancora testimonianza l'ameno laghetto che si distende sotto un antico Faro.

Salina è, tra le Eolie, la più ricca d'acqua, e di conseguenza, di vegetazione, intensa, fittissima, salvaguardata da un “Parco Regionale” e da una “Riserva naturale”, istituiti negli anni Ottanta.

Tra sentieri di macchia mediterranea e boschivi, è possibile ascendere alla Fossa delle Felci, dalla cui sommità si assiste a uno dei panorami più suggestivi che sia dato incontrare alle Eolie.

 

Nell'Ottocento, Salina è stata anche la più ricca, economicamente, tra le isole, poiché produceva tanto Malvasia di qualità eccellente che veniva esportato fino in Inghilterra, da mercanti di mare che avevano sull'isola una flotta composita. Poi, giunse a distruggere tutto la Fillossera, una malattia delle viti. Per un secolo circa, la grande attività della viticultura si fermò. Adesso, sono molte le aziende dell'isola che producono insieme al Malvasia, prodotto di eccellenza di Salina, vini di alta qualità, ottenuti soprattutto col favore del microclima.

Un altro prodotto dell'isola, peculiare per qualità, è il cappero, anche questo commercializzato da molte aziende.

Gran parte dell'economia dell'isola gravita intorno al turismo, che si anima soprattutto nei mesi  di luglio ed agosto. Ma benché vivace, l'attività turistica non ha mai sull'isola un carattere invasivo. Non è un turismo di massa, che l'isola non potrebbe contenere, ma soprattutto di gente che va per mare, e quindi, in linea di massima, civile e misurata. D'altro canto, un vincolo paesaggistico ha evitato operazioni di speculazione edilizia che avrebbero potuto degradare il territorio, e lo ha salvaguardato, grazie ad una politica, da questo punto di vista, sempre oculata.